HARTE MYSIA
Introduzione dell’Editore
Questa silloge poetica è un viaggio tra ombre e luci, tra riflessioni intime e domande universali. Harte Mysia ci guida con una voce unica, che si fa spazio tra il dolore e la speranza, offrendo al lettore uno specchio per esplorare le proprie emozioni.
In un’epoca in cui l’individualismo sembra frammentare il nostro legame con il mondo, Harte Mysia ci offre una prospettiva che va oltre il personale, toccando una dimensione collettiva e simbolica. Le sue poesie non sono solo un riflesso dell’autrice, ma anche uno specchio che rimanda al lettore l’immagine delle proprie inquietudini e aspirazioni. Come editore, è un onore presentare questa silloge, che non si limita a essere un’opera letteraria, ma si trasforma in un’esperienza di scoperta, di naufragio e, infine, di risalita verso una nuova consapevolezza.
Attraverso queste pagine, il lettore potrà immergersi in una dimensione di emozioni condivise e riflessioni profonde, seguendo un percorso che parte dall’ombra per arrivare alla luce, dall’incertezza alla comprensione.
Vi auguro una lettura ricca e trasformativa.
Ho udito le luci del tempo,
un contrasto di voci in preghiera.
C’è stato il lampo e poi fuoco,
in quest’oceano di stelle
anche la paura è in armistizio.
Ho letto tra le pieghe del cosmo
Il saluto a chi va e a chi resta,
sperduta in questo carbonio afono,
nei rovi di una metafisica barocca,
limiti di membrane e opalescenze.
L’odore del tempo,
è polvere di distanza,
esangue limite
della ferita aperta
da cui si propaga
l’informe spazio
in cui giriamo,
da sempre, in tondo,
accoccolati al nulla.
Distesi e sconvolti,
come sorgenti secche,
ritraiamo le mani
prima che di noi resti
un gesto nel vuoto,
una vaghezza esibita.
La separazione fu violenta,come quando s’alza la nebbia
e la terra cessa d’essere cielo.
Cresciamo tra confini invisibili,
finché lo strappo ci riduce,
soldati minimi dell’indefinito.
E questa pelle è solo mia,
anche se il tuo odore è lì,
incastonato nella lieve brina
che evapora dal respiro.
Ti ho ricercato qui dentro,
dove il ricordo si fa carezza
e l’oblio una forma di presenza.
Ciò che scompare è eterno
negli specchi che ci seguono
ogni terra, ogni sorriso.
Velavi il destino
come nuvole indolenti,
camminavi scalza
tra i retaggi dei ricordi.
Indossavi un vento d’estate,
disarcionata dalle lacrime,
non negavi una carezza
a chi sapeva incontrarti.
Nei deserti surreali della parola
scrivevi Haiku
Ballavi per te stessa,
sotto sprazzi di cielo terso,
una mano ad indicare Dio,
il tuo sguardo all’universo.
Nel gorgo fitto dell’amore
sposasti la nuda terra.