ALESSANDRO RIZZITANO
Il bianco, il nero, il quotidiano
Sono nato a Roma, ho vissuto tutta la mia infanzia in Egitto, al Cairo, poi a Palermo, e dal 1992 abito in Brianza. Sono laureato in Scienze Geologiche ma la mia attività lavorativa l’ho svolta esclusivamente in ambito marketing di aziende farmaceutiche.
Fotografo da quando avevo dieci anni e la prima fotocamera, regalatami da mio padre,era una Ibis Ferrania. Dopo avere, ovviamente, sperimentato tutti i generi fotografici, mi sono concentrato su quella che viene chiamata Street Photography, ma che io amo definire il “Quotidiano Urbano”.
Oggi alterno la fotografia digitale a quella a pellicola, per la quale uso una Rolleflex e una Kiev 60, caricate con pellicole ad alta sensibilità tirate anche oltre quella nominale; amo infatti la grana visibile nell’immagine finale, effetto che riproduco anche nelle foto digitali simulando la pellicola.
Le mie foto sono al 90% in bianco e nero, convinto che il bianco e nero sia il modo migliore per avere immagini che esaltino al massimo il momento, la scena, la situazione colta; le immagini in BN evitano le distrazioni legate ai colori (Raghu Rai ha detto: “il bianco e nero silenzia il rumore dei colori”), consentono di essenzializzare l’immagine e il suo messaggio, costringono il lettore a concentrarsi sui contenuti dello scatto, mi aiutano a “fotografare interpretando” limitando al massimo il rischio di “fotocopiare” la realtà.
Del resto, se facciamo un parallelo con la musica, lo stesso spartito musicale può essere eseguito e interpretato da una tromba, un pianoforte, una chitarra, un violino… e i risultati all’ascolto saranno profondamente diversi cambiando lo strumento, pur restando inalterata la melodia. Questo paragone è valido anche per la pittura: lo stesso soggetto sarà profondamente diverso se dipinto da un impressionista, un cubista, un macchiaiolo o un neorealista.
Ebbene, il mio strumento, ma forse sarebbe meglio dire il mio modo di usare lo strumento per comunicare con immagini, visto che lo strumento in senso stretto è la fotocamera, è essenzialmente il BN, legato in modo indissolubile e affascinante, tra l’altro, alla genesi della foto-grafia stessa.
Sono del tutto d’accordo con quanto affermò Paul Outerbridge: “In bianco e nero suggerisci, a colori affermi”; a me piace molto l‘idea che la fotografia sia un suggerimento e non affermazione per chi la legge, così come la realtà che ho davanti agli occhi è per me un suggerimento a scattare la foto.
Il bianco e nero è sufficiente, è sintetico, è essenziale (Elliott Erwitt).
Qualche eccezione ovviamente c’è: quando il colore è talmente determinante da risultare non solo elemento prepotente, ma addirittura esso stesso soggetto della scena fotografata.
Sono autore di diversi libri di fotografia, tra cui:
- L’INQUADRATURA E LA COMPOSIZIONE IN FOTOGRAFIA– Seconda edizione 2019 – 238 pagg.
- GRANDI – I CARDINI DELLA FOTOGRAFIA SECONDO I FOTOGRAFI DELL’AGENZIA MAGNUM – ANALISI E CONFRONTO- 2021 – 236 pagg.
Nella quarta di copertina di questo libro leggiamo: Cos’è la fotografia, qual è il suo scopo, come va affrontata? Cosa sono il caso, la fortuna, il talento, l’ispirazione, l’ambiguità? Quanto sono importanti la composizione, la forma, il contenuto? Cosa sono e che ruolo possono avere gli errori e le imperfezioni? Cosa significa documentare, immortalare, narrare? Fotografare è programmazione, premeditazione o istinto? Guardare, osservare, vedere, sono la stessa cosa? Un’analisi trasversale che mette a confronto il pensiero dei fotografi della Magnum Photos, la più famosa agenzia del mondo.
Ne viene fuori una formidabile sintesi, che si sviluppa su 54 voci, di come cento GRANDI fotografi concepiscono il fotogiornalismo, il reportage, la foto di strada.