LUIGI BIDDAU
INTERVISTA A LUIGI BIDDAU
L’arte fotografica un formidabile strumento con il quale un artista, attraverso immagini, è capace di trasmettere sensazioni ed emozioni, definendo lo spazio e fermando il tempo con uno scatto. L’arte fotografica è stata e continua a rappresentare la vocazione che Luigi Biddau, fin da ragazzo, ha assecondato per dare sfogo alla sua non comune creatività. “ Ho iniziato a interessarmi di fotografia – racconta – all’età di sedici anni, poi nel ’73 ho aperto uno studio fotografico che ho chiuso dopo quindici anni per fare altro”. Altro che però non gli ha fatto dimenticare la fotografia che per lui “è una metamorfosi, una luce che rimbalza in un composto materico e chimico che mostra il suo “linguaggio” unico. La foto-grafia è in sostanza un aforisma: rappresenta una cosa, ma ne induce altre. Mentre un pittore mostra quello che non c’è, la fotografia nasconde quello che c’è dietro, anzi “dentro l’immagine”. Nell’era del pixel il maestro, come ama essere chiamato, usa ancora macchine fotografiche analogiche. Che senso ha, oggi, disponendo di tecnologie avanzatissime come il digitale, praticare la fotografia nata quasi duecento anni fa e dimenticata da tutti o quasi? Dimenticare le origini è come dimenticare la storia e la cultura, e questo è il danno. Infatti – sostiene il maestro – la fotografia, con la sua polivalenza di tecniche, vince a mani basse contro il digitale che è monocultura piatta, mentre la manualità ti da il piacere di fare le cose con le tue mani e con il tuo sentire, al punto da ritenere di essere parte dell’immagine, dei colori e del contesto socio-culturale nel quale operi. Col digitale produciamo immagini, con le tecniche antiche si sperimenta continuamente l’importanza del messaggio che trasmette la fotografia, l’unico strumento capace di parlare senza voce e di mostrare che uno scatto “meccanico” non può vedere. Inoltre si è tornati a produrre carta di pregio, si è ripresa la produzione di pellicole e tante aziende che erano ormai sparite hanno ripreso vitalità. Le stampe alloro, al platino, il viraggio al selenio, e tanti altri consentono una durata pressoché eterna alle stampe fotografiche e questo ai fini archivistici o per i musei è determinante. In Sardegna il maestro Luigi Biddau è uno dei pochi a praticare la stampa al collodio. “Una lunga esperienza e una forte passione, sono le componenti necessarie per trasformare uno scatto in una finestra sul mondo”.
Vincenzo Masia
fotoincisione per pigmentazione
stampa argentica colorazione manuale
collodio umido o ambrotipia
stampa vandike
fotoincisione per pigmentazione