Conosco Paolo da lunga data, quando anche io insegnavo all’accademia d’arte, già da allora restavo ammirato e basito guardando le sue opere, Paolo ha inventato un mondo parallelo dove le sue astrazioni artistiche hanno il magico tocco, che amo definire onirico.

Le immagini, i segni, le parole costituiscono una narrazione e nel

contesto del “realismo pittorico” o “nell’astrazione surreale”, danno

l’impressione di una precisa “presenza” nella struttura del

“paesaggio” rappresentato.

Le immagini nei piccoli teatrini, diventano “cose”, elementi dello

spazio tridimensionale, scene teatrali con personaggi, maschere

che ne giustificano la rappresentazione immaginaria, il “racconto

visivo”.

L’ insieme dei segni costituisce una nuova immagine tra realtà e

sogno, creando forme, simboli, lettere dell’alfabeto che si

esprimono per il loro essere forma, simboli iconici, punti o stelle,

figure tondeggianti o filiformi.

Ciò permette di riflettere sulla fluidità e mutevolezza del linguaggio

visivo che esce dai “confini” convenzionali, dove ogni cosa è

scandita in proprio, per creare una multivisione di linguaggi che

vogliono trasmettere concetti ed emozioni diversi e mutevoli.

Ogni elemento vive all’interno dell’opera pittorica e Il linguaggio

viene pertanto trasformato in una nuova forma di espressione

visiva, unica e stimolante: pittura, collage, oggetto tridimensionale,

assorbito dal medium pittorico.

Teatro nel teatro, narrazione all’interno dello spazio teatrale che è

contenitore, spazio della narrazione.

L’opera esce dalla cornice convenzionale che la contiene per farsi

azione teatrale, scenografia all’interno dello stesso spazio che è

stato oggetto della narrazione: il teatro, la piazza, la città.

“Si va qua e la per le strade a raccontarsi la vita”

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