Ammiro il lavoro di Anna, così particolare, unico, diverso da ogni altra forma artistica, la definisco un’arista onirica poiché in ogni sua immagine io vedo un sogno, a volte paradisiaco altre volte inquieto, mi piace definirla una creatrice freudiana, dove ognuno di noi si specchia nel suo dreaming.
Credo che ogni essere umano abbia il bisogno di esprimersi e l’arte è il mezzo con cui possiamo affermare noi stessi.
Qualsiasi modo utilizziamo è l’asserzione a ciò che siamo.
Fellini diceva che faceva cinema perché “Il mondo è scadente” e nel mio piccolo tento di sovvertire la ragione,
l’usuale, lo scontato: attraverso i miei occhi e i miei sogni affermo me stessa in un mondo che
si mostra grigio e semplificazionista.
Cerco di esprimere la bellezza, per come la concepisco, che non è sempre armonia di forma. Anzi.
Cerco un equilibrio di fondo che, mi rendo conto, nasconde l’imperfezione e l’oscurità e nello stesso tempo la fragilità umana.
Ma l’essere umano è ciò che è a dispetto di ciò che vorrebbe essere.